COMUNICATO STAMPA FP CGIL LECCO
AGGRESSIONE AL PERSONALE SANITARIO DEL PS OSPEDALE MANZONI DI LECCO
La FP CGIL Lecco esprime profonda solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori del Pronto Soccorso dell’Ospedale Manzoni di Lecco, vittime, nella serata di sabato scorso, di una grave aggressione durante lo svolgimento della propria attività lavorativa.
Un episodio gravissimo, purtroppo tutt’altro che isolato, avvenuto all’interno di un presidio ospedaliero pubblico che rischia sempre più frequentemente di trasformarsi nello sfogatoio di un disagio sociale che non trova risposte adeguate.
Un episodio gravissimo, purtroppo tutt’altro che isolato, avvenuto all’interno di un presidio ospedaliero pubblico che rischia sempre più frequentemente di trasformarsi nello sfogatoio di un disagio sociale che non trova risposte adeguate.
La solidarietà, però, da sola non è più sufficiente.
Da troppo tempo, come sindacato denunciamo come il personale sanitario, sociosanitario e amministrativo sia sempre più frequentemente esposto a situazioni di tensione, aggressività e violenza. Il Pronto Soccorso, per le sue caratteristiche, rappresenta certamente uno dei luoghi maggiormente esposti, ma il problema riguarda complessivamente tutti quei servizi nei quali lavoratrici e lavoratori sono chiamati quotidianamente a gestire situazioni di fragilità sociale, disagio psichico, emarginazione e grave marginalità.
È inaccettabile che una lavoratrice o un lavoratore debba recarsi al lavoro con la paura di poter essere insultato, minacciato o aggredito fisicamente.
Per questo chiediamo all’ASST di Lecco di intervenire con urgenza, verificando concretamente l’efficacia delle misure oggi adottate per prevenire e gestire le aggressioni. È necessario, in particolare, verificare l’adeguatezza delle procedure previste per la gestione delle persone in evidente stato di agitazione o aggressività, degli strumenti di prevenzione e dei sistemi di allarme e richiesta di aiuto, così come le modalità di attivazione tempestiva delle Forze dell’Ordine. Occorre inoltre verificare se l’organizzazione del personale e la formazione garantita allo stesso forniscano risposte adeguate a lavorare in sicurezza nei servizi maggiormente esposti.
Per questo chiediamo all’ASST di Lecco di intervenire con urgenza, verificando concretamente l’efficacia delle misure oggi adottate per prevenire e gestire le aggressioni. È necessario, in particolare, verificare l’adeguatezza delle procedure previste per la gestione delle persone in evidente stato di agitazione o aggressività, degli strumenti di prevenzione e dei sistemi di allarme e richiesta di aiuto, così come le modalità di attivazione tempestiva delle Forze dell’Ordine. Occorre inoltre verificare se l’organizzazione del personale e la formazione garantita allo stesso forniscano risposte adeguate a lavorare in sicurezza nei servizi maggiormente esposti.
Riteniamo inoltre necessario aprire immediatamente un confronto con ASST Lecco, RLS e RSPP, affinché la prevenzione delle aggressioni non rimanga soltanto un principio contenuto nei documenti di valutazione dei rischi, ma si traduca in un insieme concreto di misure organizzative, preventive e di tutela, capaci di garantire effettivamente la sicurezza di chi ogni giorno lavora nei servizi sanitari.
In questo quadro deve essere affrontata seriamente anche la possibilità di garantire un presidio delle Forze dell’Ordine nei luoghi e nelle fasce orarie maggiormente esposti, valutando la soluzione più efficace per assicurare un intervento tempestivo in caso di emergenza. Una proposta che, a nostro avviso, deve essere discussa senza ulteriori ritardi, coinvolgendo tutte le istituzioni competenti e considerando complessivamente la situazione dei presidi ospedalieri del territorio.
Accanto alla sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, riteniamo tuttavia indispensabile affrontare un’altra questione che quotidianamente emerge all’interno e nelle immediate vicinanze delle strutture ospedaliere.
Sempre più frequentemente gli operatori sanitari e amministrativi si trovano infatti a gestire situazioni che non sono esclusivamente sanitarie: persone senza dimora, persone in condizioni di grave fragilità sociale, situazioni di marginalità e persone che, trovandosi in stato di agitazione, confusione o grave disagio, finiscono per rivolgersi al Pronto Soccorso perché non esistono, o non vengono attivati tempestivamente, altri servizi in grado di offrire loro una risposta adeguata.
In questo quadro deve essere affrontata seriamente anche la possibilità di garantire un presidio delle Forze dell’Ordine nei luoghi e nelle fasce orarie maggiormente esposti, valutando la soluzione più efficace per assicurare un intervento tempestivo in caso di emergenza. Una proposta che, a nostro avviso, deve essere discussa senza ulteriori ritardi, coinvolgendo tutte le istituzioni competenti e considerando complessivamente la situazione dei presidi ospedalieri del territorio.
Accanto alla sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, riteniamo tuttavia indispensabile affrontare un’altra questione che quotidianamente emerge all’interno e nelle immediate vicinanze delle strutture ospedaliere.
Sempre più frequentemente gli operatori sanitari e amministrativi si trovano infatti a gestire situazioni che non sono esclusivamente sanitarie: persone senza dimora, persone in condizioni di grave fragilità sociale, situazioni di marginalità e persone che, trovandosi in stato di agitazione, confusione o grave disagio, finiscono per rivolgersi al Pronto Soccorso perché non esistono, o non vengono attivati tempestivamente, altri servizi in grado di offrire loro una risposta adeguata.
Non possiamo accettare che il Pronto Soccorso e l’ospedale diventino l’unico luogo nel quale far confluire ogni forma di disagio sociale.
È una situazione insostenibile sotto un duplice profilo. Da una parte, lavoratrici e lavoratori della sanità vengono caricati di responsabilità e problematiche che non possono essere affrontate esclusivamente attraverso gli strumenti sanitari disponibili. Dall’altra, le stesse persone fragili, comprese le persone senza dimora e quelle che vivono condizioni di grave marginalità, rischiano di essere considerate semplicemente come un problema di ordine pubblico o di sicurezza.
Non è questa la risposta che una comunità dovrebbe dare alla fragilità.
La FP CGIL Lecco ritiene che sicurezza e dignità debbano procedere insieme.
Le lavoratrici e i lavoratori hanno il diritto di svolgere il proprio lavoro senza paura. Allo stesso tempo, le persone senza dimora e tutte le persone che vivono condizioni di grave fragilità hanno il diritto di non essere abbandonate e di ricevere risposte adeguate alla propria condizione.
Per questo chiediamo che venga attivato con urgenza un confronto con i Servizi Sociali dei Comuni, l’Ambito territoriale, ATS e tutte le istituzioni competenti, affinché siano individuati percorsi concreti per la presa in carico delle persone senza dimora e delle situazioni di grave marginalità sociale.
È necessario costruire una rete territoriale capace di intervenire prima che il disagio esploda, mettendo in relazione servizi sanitari, sociali e territoriali e definendo responsabilità e modalità di intervento adeguate.
Per questo chiediamo che venga attivato con urgenza un confronto con i Servizi Sociali dei Comuni, l’Ambito territoriale, ATS e tutte le istituzioni competenti, affinché siano individuati percorsi concreti per la presa in carico delle persone senza dimora e delle situazioni di grave marginalità sociale.
È necessario costruire una rete territoriale capace di intervenire prima che il disagio esploda, mettendo in relazione servizi sanitari, sociali e territoriali e definendo responsabilità e modalità di intervento adeguate.
Non vogliamo che quanto accaduto venga archiviato come l’ennesimo episodio inevitabile.
La violenza contro chi lavora nella sanità non è inevitabile.
La violenza contro chi lavora nella sanità non è inevitabile.
È necessario intervenire sull’organizzazione del lavoro, sulla prevenzione, sulla sicurezza e, contemporaneamente, sulla rete dei servizi territoriali, perché nessun singolo servizio può essere lasciato solo a gestire problemi che richiedono risposte integrate.
Alle lavoratrici aggredite ribadiamo tutta la nostra vicinanza.
Alle lavoratrici aggredite ribadiamo tutta la nostra vicinanza.
A tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori dell’ASST di Lecco diciamo che la FP CGIL sarà al loro fianco nella richiesta di condizioni di lavoro sicure, dignitose e rispettose della professionalità di chi ogni giorno garantisce il funzionamento della sanità pubblica.
La sicurezza di chi cura è un diritto.
La dignità di chi vive una condizione di fragilità è un dovere della comunità.
Nessuno deve essere lasciato solo.Per la Segreteria FP CGIL Lecco
Teresa Elmo e Luca Graziuso
La sicurezza di chi cura è un diritto.
La dignità di chi vive una condizione di fragilità è un dovere della comunità.
Nessuno deve essere lasciato solo.Per la Segreteria FP CGIL Lecco
Teresa Elmo e Luca Graziuso