7 marzo, la cerimonia in ricordo degli scioperi nel 75esimo anniversario

Posted: 7 Marzo 2019
Categoria Iniziative

Lecco ricorda i deportati a seguito degli scioperi del 7 marzo 1944. Nel 75° anniversario dei fatti accaduti sotto l’occupazione nazifascista Cgil, Cisl, Uil, Anpi, Provincia e Comune di Lecco hanno celebrato il sacrificio dei 35 operai arrestati, tra cui faceva parte anche Pino Galbani, che per anni ha portato la propria testimonianza dell’esperienza di Mauthausen.

Alle 9 è partito il corteo dalla chiesa di Castello fino al Parco 7 marzo in corso Matteotti per un omaggio floreale e l’intervento del presidente di Anpi Lecco Enrico Avagnina. Poi la tappa alla lapide di via Castegnera e quindi la celebrazione nell’aula magna dell’istituto Bovara.

“Abbiamo cercato in questi anni di tenere viva la Memoria con varie iniziative nelle scuole – afferma il sindaco di Lecco Virginio Brivio -. Gli scioperi del 7 marzo sono stati un tassello fondamentale per la Resistenza”.

Il preside dell’istituto Bertacchi Raimondo Antonazzo ha invitato i ragazzi a essere “militanti della Memoria perché il silenzio equivale all’omertà e noi non ne abbiamo bisogno”. Anton Lorenci, studente della scuola di via XI Febbraio, ha raccontato l’esperienza con l’iniziativa In treno per la Memoria. “Sono stato due volte ad Auschwitz – racconta non senza un filo di commozione -. Mi ha colpito lo spazio immenso, il Blocco 23, dove c’erano 6 milioni di nomi di persone che sono morte. È stata un’esperienza forte che fa riflettere”.

Giancarla Pessina, presidentessa onoraria dell’Anpi lecchese è stata una testimone della deportazione degli operai dopo lo sciopero, insieme anche a Emilia Dell’oro, figlia di Alessandro che morì nel lager. “Dopo 75 anni è facile dimenticare certe cose – sottolinea Pessina -. Nel tempo si cancellano tante cose, ma questi momenti non si dimenticano”.

Il segretario generale della Uil del Lario Salvatore Monteduro, a nome anche di Cgil e Cisl, insiste sul parallelo tra gli anni dell’occupazione e l’attualità. “Serve prestare attenzione all’uso delle parole, perché si sta creando una civiltà di odio – afferma -. Nel disagio e nella povertà si trova humus fertile per alimentare l’odio”.

Il coro della scuola Stoppani ha allietato l’evento, chiudendo la cerimonia con Bella ciao e Fischia il vento.

 

 

 

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