Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: la panchina rossa e le fotografie. “C’è ancora lavoro da fare per la parità”

Una panchina rossa e un’installazione fotografica. Le iniziative per la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne rimarranno per molto tempo a Lecco. Tutto questo grazie agli studenti della quinta B del Liceo artistico Medardo Rosso e a Cgil Lecco, Cisl Monza Brianza Lecco, Uil del Lario, insieme alle segreterie territoriali di Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilpensionati.

Nella mattinata di lunedì 25 novembre sono andate in scena le iniziative tematiche. Nel salone dell’Espe di Lecco è stato proiettato un video dal titolo Donne in prigione si raccontano diretto da Jo Squillo e scritto con Giusy Versace e Francesca Carollo. Le avvocatesse Alessandra Colombo e Monica Rosano del Comitato per le pari opportunità dell’Ordine degli avvocati di Lecco hanno illustrato il Codice rosso, mentre Adriana Ventura (consigliera di Parità della Provincia di Lecco) ha parlato delle violenze e molestie nei luoghi di lavoro.

A mezzogiorno gli studenti e le studentesse del liceo artistico hanno colorato la panchina in via Besonda, proprio di fronte alla sede della Cgil lecchese. Poche ore prima sono stati appesi quadri fotografici lungo il muro dall’altra parte della strada, sempre in via Besonda. Nell’occasione è stato anche distribuito il pan tranvai, prodotto dalle donne del carcere di Bollate.

“Lo scorso anno ci sono state 313 denunce per violenze sulle donne nel Lecchese – afferma Francesca Seghezzi, componente della segreteria della Camera del lavoro territoriale -: si stima che siano solo un quarto dei casi reali in tutta la provincia. Si tratta (tra le altre) di 155 minacce, 68 lesioni, 35 maltrattamenti in famiglia, 31 percosse e 13 violenze sessuali. Un quadro allarmante, anche perché continuiamo a leggere notizie di violenze in famiglia. Il codice rosso rappresenta un piccolo passo, ma insufficiente per la portata del problema. Servono investimenti sia sul fronte della tutela sia del sostegno alle donne che affrontano un percorso di denuncia, a partire dai centri di ascolto e dalle case rifugio. Ma servono investimenti anche nella direzione dell’autonomia economica delle donne, oltre che un deciso cambio di passo culturale, linguaggio compreso. Non si può sentire ancora parlare di delitti e raptus d’amore: si chiamano omicidi. Tutta la società deve sentirsi coinvolta perché non può esistere democrazia se un genere vuole prevalere su un altro”.

 

 

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